Questa reportage fotografico racconta la storia di un migrante che ho conosciuto, una mattina d'inverno, sul treno che da Torino porta a Bardonecchia. 
"Conoscere" forse è un termine esagerato, perché in realtà non so neanche il suo nome...per questo, per raccontarvi questa storia, lo chiamerò Gastone (e dopo vi spiegherò il perché).
La storia di Gastone è uguale a quella di moltissimi altri migranti che vedono, nel superamento del confine Italo-Francese, l'unica speranza per ricominciare una nuova vita.
Inizia tutto da una telefonata, di un qualche parente o amico che nutre la stessa speranza, che lo porta ad andare alla stazione del treno in direzione "confine di Stato", sia esso rappresentato da Bardonecchia, Oulx, Claviere.
Per essere inverno e con previsioni meteo che prevedono nevicate e temperature di decine di gradi sotto lo zero, Gastone non è vestito in maniera da poter stare all'aperto molte ore, ma gli hanno detto di prendere il treno che va verso la Francia,  e allora sale un po' titubante sul treno. 
Durante il viaggio riceve diverse chiamate, ma una in particolare ci porta ad interagire. Si perché d'un tratto Gastone si alza e mi chiede se per favore potessi parlare un attimo al telefono con il suo interlocutore.
Al mio "si, pronto" risponde una voce, simile come accento a quella di Gastone. Mi dice di essere suo fratello e mi chiede, con molta gentilezza, se potessi aiutare il giovane Gastone a scendere nella stazione corretta, evitando che si sbagli.
Gli ripasso il cellulare e lui, dopo aver concluso la chiamata, mi ringrazia e mi dice che deve raggiungere il fratello per un po' di tempo.
Arriviamo alla stazione e scendiamo sotto una copiosa nevicata. 
Appesi ai muri diversi volantini avvertono degli enormi pericoli che si corrono a provare ad attraversare i confini attraverso i passi montani o seguendo i binari della ferrovia; Gastone dopo l'ennesimo ringraziamento, si allontana infreddolito in mezzo alla neve, con le mani in tasta. 
Non penso che rivedrò mai Gastone, ma spero che il nome che gli ho dato in questa storia, gli porti anche solo la metà della fortuna che aveva il suo omonimo nei fumetti di Paperino che leggevo da piccolo e che mi sono ritrovato a leggere nella sala d'attesa della stazione.

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